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Il risultato dell'Olimpico sul maxi schermo

Buon 5 maggio a tutti!

Era il 5 maggio 2002 quando la Juventus vinceva il suo ventiseiesimo scudetto, rimasto nella memoria collettiva come ‘il 5 maggio’. Una rimonta insperata, inattesa e utopistica ci regalò una delle pagine più belle della storia ultracentenaria bianconera. Riviviamo quelle emozioni in questo articolo.

Il 5 maggio 2002, lo scudetto più bello di sempre

La stagione 2001-02 fu l’edizione numero 100 del campionato di calcio italiano, la 70esima a girone unico. E se i numeri sovente giocano con il destino, l’epilogo non poteva che essere scritto il 5 maggio, giorno della morte di uno dei più Grandi di sempre: Napoleone Bonaparte.

La Juventus arrivava all’appuntamento con la Storia al secondo posto, seppur in rimonta. Nelle ultime quattro giornate i bianconeri allenati da Marcello Lippi avevano recuperato 5 punti all’Inter di Cuper, ma la classifica recitava: Inter 69, Juve 68, Roma 67.

Il 34esimo e ultimo turno di campionato vedeva i seguenti accoppiamenti: Lazio-Inter, Toro-Roma e Udinese-Juve. Tre trasferte contro tre compagini che non avevano più nulla da chiedere. In particolare all’Olimpico di Roma si respirava un clima surreale: i tifosi nerazzurri e quelli biancocelesti uniti in simbiosi a tifare Inter! Infatti, per scongiurare che il titolo andasse all’altra squadra capitolina, gli ultrà della Lazio avevano pensato bene di ‘informare’ i propri giocatori delle conseguenze che avrebbe potuto avere una vittoria giallorossa.

La Juventus iniziava subito forte con un uno-due da k.o. nei primi 10 minuti: Trezeguet e Del Piero. Da quel momento in avanti gli juventini si sintonizzavano sulla frequenza romana per avere aggiornamenti.

Al 12° l’Inter passava in vantaggio con Vieri, complice una presa tutt’altro che plastica da parte di Peruzzi (sia ex juventino che ex interista). Ma al 20° la Lazio pareggiava i conti: imbeccata di Stankovic per Fiore e assist in mezzo per l’accorrente Poborsky: 1-1. Appena quattro minuti dopo Di Biagio incornava da calcio d’angolo e riportava l’Inter in vantaggio. Al 45° la svolta: cross di Stankovic e ‘assist’ di Gresko per Poborsky, alla sua ultima partita in biancoceleste: 2-2.

Nel secondo tempo l’Inter scendeva in campo con la paura di chi vedeva svanire il sogno sul più bello. Cordoba rischiava l’espulsione per intervento da ultimo uomo su Simone Inzaghi (l’arbitro non interveniva), mentre l’attacco nerazzurro non creava pericoli dalle parti di Peruzzi. Al 56° l’ex Simeone di testa infilava Toldo: 3-2. L’Inter andava in bambola e la Lazio costruiva diverse occasioni per portarsi sul 4-2. Gol che arrivava dopo l’ennesimo svarione difensivo della coppia Gresko-Cordoba: Simone Inzaghi non perdonava.

Cuper sostituiva Ronaldo, più per risparmiargli l’umiliazione che per un reale tentativo di rientrare in partita, il quale si accasciava in panchina in lacrime. La Lazio, addirittura, rischiava di fare il 5-2 con Cesar che colpiva il palo. Dopo 4 minuti di recupero, Paparesta fischiava la fine di quella che era diventata un’agonia.

La classifica finale vedeva Juve e Roma scavalcare l’Inter (giallorossi vittoriosi a Torino per 1-0) e i bianconeri aggiudicarsi il 26° scudetto. A detta di molti, il tricolore più bello di sempre.

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