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cambiato
Il gol del Pipita contro il Chievo

Niente è cambiato. O tutto?

Cambiato il modulo, cambiati gli interpreti, cambiati gli schemi ma

Il risultato non è cambiato

Ancora una volta Allegri ha mostrato la capacità sua e della squadra di gestire sia lo spazio che il tempo. Le gare durano 95′, ripete sempre il mister, e lui conosce perfettamente come utilizzarli al meglio tutti.

Un 4-3-3 iniziale che ha obbligato il Chievo a rincorrere i giocatori bianconeri per tutto il primo tempo, facendo avanti e indietro col pallone tra attacco, centrocampo e difesa. La solita inferiorità territoriale (44%) che indica una totale gestione della partita.

Un lavoro ai fianchi del Chievo durato 60′; poi, al primo segno di cedimento fisico, l’inserimento dei giocatori che ti possono spaccare la partita: prima Dybala poi Bernardeschi che con la loro tecnica e velocità hanno spezzato in due i clivensi, saltando sistematicamente l’uomo nel ritrovato 4-2-3-1.

Solo questo quindi? No; già dalla prima partita con il Cagliari si sono visti schemi diversi. In aggiunta alle classiche sovrapposizioni sugli esterni, sono aumentate sensibilmente le percussioni centrali con inserimenti dei centrocampisti da dietro e triangolazioni rapide al limite dell’area.

Importante anche la variazione del movimento delle punte; gli attraversamenti orizzontali dei 3 dietro alla punta centrale generano una superiorità numerica su un lato della difesa avversaria che, se coperta, lascia spazio al cambio di gioco e relativo uno contro uno.

Un esempio tipico di questo è il gol di Higuain di ieri: tutta la difesa del Chievo spostata a sinistra dal movimento orizzontale di Dybala e smarcamento del Pipita sul lato opposto con assist di prima di Pjanic. Stesso movimento ha fatto Bernardeschi pochi minuti dopo, passando da destra a sinistra trascinandosi dietro mezza difesa.

Bello, molto bello, checchè ne scriva il Mattino che vede una “Juve orribile” (sarà invidia o paura?). Quando tutti i nuovi arrivati saranno perfettamente integrati ci divertiremo. E anche tanto.

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su Roberto Mazzoni

Reggiano, ingegnere, juventino da sempre, cerco di collegare il cervello quando parlo e scrivo

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