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Dybala
Il neo acquisto della Juventus, Paulo Dybala, a Torino, 27 maggio 2015. ANSA/FILIPPO BONSIGNORE

Dybala, spiegato da un palermitano…

“Abbiamo preso il più forte giovane attaccante del Sudamerica”, disse uno Zamparini raggiante, nella non lontana estate di tre anni fa. Ci vollero 12 milioni di buone ragioni per ottenere il sì del diciottenne Dybala e sottrarlo all’Istituto di Cordoba con il quale aveva segnato 17 goal in 31 partite.

Ecco chi è Dybala nuovo attaccante bianconero!

“U picciriddu”, poteva finalmente respirare l’aria di una terra gemella, vivere fra “ficurinia e zibibbo”, conoscere gente che lo avrebbe fatto sentire a casa. Non fu amore a prima vista, il popolo rosanero aveva ancora fresche le gesta di Cavani e Pastore. In principio pareva immobile come un pioppo alla foce di un fiume, a panchine seguivano panchine, l’apprendistato fu duro ed alienante, il suo apporto alla squadra trascurabile.

Eppure in allenamento si muoveva con brio, i suoi ghirigori in campo, ricordavano la migliore tradizione del calcio argentino. Cesellava col suo sinistro e frenetico passava da una parte all’altra del campo. Beninteso, dalle sue parti solo i migliori usano il sinistro, ci vuole la licenza, in ossequio alla storia, per continuare a giocare con quel piede.

Dybala il calcio lo vive come i campioni, ce l’ha prima negli occhi e poi nei piedi, la testa la tiene alta. Ha capito presto che questo sport non è argomento per avari e il pallone lo passa spesso. Il secondo anno, fu quello della serie b, ebbe più spazio e più tempo a disposizione per calcare i prati verdi di mezza Italia. Si intuiva che il frutto stava maturando, che il suo calcio contemplava codici raffinati, e che il sole di Sicilia lo stava aiutando. Al ragazzino piaceva inventare, avere il pallone, gli piaceva gestirlo, e nonostante la sua apparente gracilità, mostrava carattere nel difenderlo.

In campo sfidava gli avversari nell’uno contro uno, caparbio e sfrontato, pareva, sussurrasse loro:” Non stancarti, tanto non me lo togli il pallone”. Allietava il pubblico palermitano con iniziative solitarie, con il ritmo di un derviscio invasato, cominciava a far breccia nel cuore dei tifosi. Arrivarono i goal, frutto di ignote traiettorie, di incontaminato genio creativo. Dybala mutava, non più immobile pioppo, ora ricordava più un allegro motivetto dell’era del Ragtime. Poi venne il campionato della consacrazione, l’ultimo, quello del 2014/15. Questa sessione di mercato con il giovane argentino corteggiato da tutti.

La Juventus però, ha segugi da tartufo in società e certe prelibatezze non se le lascia soffiare. Dybala è bianconero adesso. Indosserà la maglia del mito. Qualcuno palesa incompetenza sui giornali, altri profetizzano imprudenti un ruolo marginale del ventunenne campioncino. Agli insipienti a cui suggerisco cautela nei giudizi, vorrei dire che Paulo non è un caporale ma un generale di brigata, un poeta della concretezza, un implacabile stoccatore, la cui classe delizierà le platee. Rallegratevi, dunque, tifosi juventini. Dybala non è il sostituto di Tevez. Dybala è Dybala.

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Appassionato del calcio e soprattutto della Juventus, nel 2011 decido di creare una pagina facebook sulla Juventus, Gobbo Finchè Campo, oggi siamo ancora qui con un progetto sempre più grande da portare avanti.

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